lunedì 29 giugno 2015

Casalinghe e cuffie fighissime


E poi si scopre che negli anni sessanta una casalinga di Long Island ha creato delle cuffie fichissime che vorrei poter comprare IN QUESTO MOMENTO ESATTO.

Sapete quando si va in piscina e all'ingresso c'è quel cartello terribile che ti ricorda che bisogna mettere la cuffia per fare il bagno. Ecco, io lo so che è molto più igienico, che così non si lasciano i capelli a galleggiare inermi nell'acqua clorosa delle vasche (che poi si sa che i bambini ci fanno la pipì però si fa tutti finta di niente) però quando vedo quel cartello mi viene proprio la depressione.

Cioè, una va in piscina, senza trucco, che già ha l'ansia per la prova costume e la ciccia sui fianchi, però almeno, si pensa, ci sono capelli e si può fare quella mossa da sirena di lanciarli indietro quando sono bagnati. E invece no, non si può.

Ma tornando alla casalinga di Long Island, tale Betty Geib, un giorno così per divertire i suoi figli, ha deciso di creare delle cuffie da piscina con delle facce stampate sul retro, così i suoi bambini mentre nuotavano a stile libero sembrava che facessero dorso. Un'idea geniale, che mi avrebbe fatto amare da impazzire la cuffietta per fare le mie nuotate.

E queste cuffiette erano così fiche che sono addirittura finite su un servizio di LIFE.
E LA NOSTRA BETTY, RIUSCì ANCHE A METTERE SU UN BUISNESS PER LA VENDITA DI QUESTE CUFFIETTE. Che idola.










Che poi, io dico, se i Pink Floyd fossero stati furbi quanto la nostra casalinga di Long Island, avrebbero preso la palla al balzo e, dopo la famosa foto del '96 con tutte le donne con la schiena dipinta sedute a bordo piscina,  avrebbero dovuto creare delle cuffiette con le copertine dei loro album. 
Allora sì che le cuffie sarebbero diventate un accessorio superfashion e invece adesso ci dobbiamo accontentare delle cuffiette della decathlon che è come avere la testa in un preservativo gigante e quando te le togli hai i capelli così innodati che sembri tornata dall'esplorazione delle paludi vietnamite. 
Ma così è, e domani quando andrò in piscina sembrerò una delle sorellastre brutte di Cenerentola.



sabato 27 giugno 2015

Di oggetti e affetti

Oggi un post veloce, con un profumo di giorni passati e un po' di malinconia.

Oggi ho letto la rubrica che Elasti tiene su D di Repubblica. 
(Non so se la conoscete, ma è veramente simpatica. Ha anche un blog in cui racconta scorci della sua vita con una scrittura molto piacevole e mai scontata. Se volete qui c'è il suo blog).

Parlava di un fotografo che ha raccontato storie attraverso scatti di oggetti che, se per lo spettatore distratto non erano più che un semplice pettine, una coperta, una bambola, avevano invece una forte valenza simbolica per i proprietari.

Avete presente quando sentite un profumo e senza farlo apposta un ricordo entra prepotentemente nella vostra testa? Ecco, praticamente succede lo stesso anche con gli oggetti. Provate a pensarci, ognuno di noi ha un qualche oggetto a cui si affeziona morbosamente e l'oggetto in questione perde la valenza di utilità per acquisirne una affettiva. 
E questi oggetti in qualche modo racchiudono una piccola parte della nostra storia. 

E allo stesso modo noi tendiamo ad associare anche alle persone che ci sono vicine degli oggetti che, nell'immagine mentale che abbiamo di loro, li definiscono più di tante parole.

Quello che voglio fare oggi è semplicemente una lista, di quegli oggetti che per sempre resteranno legati a delle persone importanti della mia vita.

In ordine sparso;


Una sigaretta, di quelle sottili che sembrano appartenere ad anni passati, è l'oggetto che più mi ricorda mia madre, perché è l'unica che conosco che le fuma e perché per me casa vuol dire trovare nel posacenere proprio quelle sigarette .






Una bottiglia di Cinar, che, per chi non lo sapesse, è un liquore a base di carciofo, sempre sarà legato a mio nonno, che dopo cena si piega e fruga in una dispensa per trovare quel suo liquore preferito e cerca senza risultati di farmelo assaggiare.

Un pettine,  è invece inequivocabilmente legato all'altro nonno, perché lo teneva sempre nel taschino della giacca e quel gesto di passarselo nei capelli è il ricordo più dolce che ho di lui e che più mi manca.


Un rossetto chiaro, quasi bianco, sarà sempre mia nonna. Perché quando la vedevo da lontano, alta, con i capelli biondi raccolti in uno chignon e le labbra con quel rossetto, che risaltavano più chiare della pelle, la trovavo stupenda. Quel rossetto color carne, era per me il simbolo dell'eleganza e della bellezza.








Un pacchetto di tabacco giallo e infinite sigarette fumate è il ricordo del mio primo amore.

E una camicia azzurra, di lino leggera è legata al mio uomo. Perché non è mai stato tanto bello quanto quei primi mesi estivi, sempre con quella camicia addosso, che indossava solo per me. Perché sapeva che adoravo quell'azzurro cielo abbinato alla sua pelle scura e ai suoi occhi neri.


Una vecchia vespa col carta da zucchero è invece il mio migliore amico, quando la vedo parcheggiata in qualche angolo della città so che lì vicino si trova anche lui. È il ricordo dei pomeriggi infinitamente lunghi del liceo e di tutti i bigliettini che gli lasciavo incastrati sul volante per farglieli trovare quando ripartiva verso casa.








Una pelliccia scura e folta è il ricordo dell'altra nonna e dei suoi abbracci caldi in cui mi tuffavo da piccolina per accarezzare quel pelo morbido. Quando la vedevo per strada,  sembrava scomparire in quella nuvola di pelo e pensavo che nessuno avrebbe potuto immaginare quanta forza si nascondesse in quel corpo minuto in apparenza così fragile. E pensavo che avrei voluto tanto assomigliare a quella donna così piccola e intelligente.

Non so quale oggetto mi possa rappresentare, ma penso molti, tanti quante sono le persone che ho incontrato. Per mia madre è forse la coperta in cui mi rintanavo da bambina, per mio padre sarà quel primo disegno che gli ho fatto e per i miei amici saranno degli oggetti che mi hanno accompagnato in questi anni. 

E voi? Quali sono gli oggetti che nel vostro immaginario legate alle persone care?


Saluti e baci

giovedì 25 giugno 2015

Dinosauri Ogm che scappano e mangiano tutti, Jurassic World


Tutti i bambini amano i dinosauri, pure il piccolo principe. Leggi: di come tornare bambina e amare follemente Jurassic World.


Ebbene sì, sono andata al cinema e ho visto finalmente questo nuovo episodio della saga di Jurassic Park. 



Ho ricevuto pareri piuttosto contrastanti sia da amici che dalla critica:  fa schifo, è sempre la stessa storia trita e ritrita, la protagonista corre per due ore sui tacchi, dovevano fermarsi al primo episodio, insomma le solite cose che si son dette per ogni sequel di Jurassic Park.

(Se volete sapere più nel dettaglio date un occhiata qui)


Il mio giudizio: BELLISSIMO!


Analizziamo insieme il perché, procedendo per punti.
(piccolo consiglio, mentre leggete, ascoltate questa "canzone", giusto per entrare nel mood giusto. Avete presente la capretta offerta come pranzo al T-Rex, no?).

1) Considerazioni iniziali 
Guardiamo in faccia la realtà, è vero il primo film era stupendo, acclamato da critica e pubblico.
Perché era la prima volta che dei dinosauri si vedevano così bene, la trama era convincente, invece ormai 'sto Jurassic Park è sempre la stessa solfa.


Però cavolo, UN DINOSAURO è PUR SEMPRE UN DINOSAURO



Ma poi quando andiamo al cinema a guardare Jurassic Park cosa ci aspettiamo? (o per  lo meno io cosa mi aspetto) 

DINOSAURI rinchiusi che per una qualche ragione si liberano e sbaaaam il degenero: teste mozzate, corpi mangiati, fughe impossibile e magari qualche superstite.

Davvero la trama più andare così oltre questo assunto di base?
Poi certo, si potranno anche trovare ulteriori plot sottotraccia (sviluppati nel primo capitolo e riproposti dai successivi) del tipo, ma è giusto manipolare la natura? può l'uomo giocare a fare Dio? il caos governa il mondo come possiamo pensare di recintare miliardi di anni di evoluzione per il nostro divertimento? Dai però ammettiamolo, sono sempre rimaste domande un po' banali e trattate pure con un po' di superficialità.

Che poi l'unica cosa che rimane davvero impressa nella mente dei bambini è e rimarrà sempre: il T-rex non ti vede se stai immobile, i Velociraptor sì.


2) I personaggi.
I due bambini non mi stanno particolarmente simpatici, se anche fossero finiti sbranati non mi sarebbe dispiaciuto più di tanto.
Uno è in preda a una crisi ormonale adolescenziale e l'altro è tendenzialmente inutile. Mettiamola così, se questi due bambini si fossero trovati in una cucina con dei raptor, come nel primo film, probabilmente sarebbero durati due nanosecondi.

La Rossa rigidina, tutta lavoro e niente divertimento diventa col passare del film sempre più spettinata (dai leggiamola come una metafora) fino a quando mostra il suo lato tosto e impugna un fucile, spara a un dinosauro, bacia il maschio alfa e a si fa ricorrere consapevolmente da un T-Rex. Tutto mentre indossa un paio di tacchi a spillo (vi prego non critichiamo troppo questo particolare, perché per lo meno per la seconda metà del film sembra sudata, sporca e puzzolente)

Chris Pratt, ovvero l'uomo che ha ammaestrato i Velociraptor.
Volete sapere come si vive con un raptor? Allora guardate qui












3) L'uomo che sussurrava ai Velociraptor, altrimenti detto Maschio alfa

Sì. Lui merita un punto solo per sé, perché sai com'è, è riuscito a diventare il migliore amico dei raptor.

Okei, secondo me questa è una delle trovate più geniali del film, anche se so che ha sollevato molte critiche.
Però io dico, c'è gente che vive con una tigre in casa, i leoni sono da sempre stati ammaestrati. Vero è che a volte il domatore fa una brutta fine, però se hanno ammaestrato i felini perché non potrebbe essere possibile farlo con dei rettili giganti vissuti qualche migliaio di anni fa? è davvero così implausibile?

E poi se pure i velociraptor lo identificano come maschio alfa come possiamo non farlo noi mentre si pulisce le mani sporche dell'olio della moto mettendo in mostra i suoi muscoli?
Scherzi a parte, la coppia rossarigidina e guardamiquantosonoficomentresguinzaglioimieiraptorcontrol'indominusrex è venuta abbastanza bene.
Qualcuno ha definito la caratterizzazione dei personaggi un po' sessista  però insomma sono personaggi di un film e giuro che io, donna, non mi sono sentita discriminata mentre rossarigidina si scioglieva come neve al sole di fronte al maschio alfa. E sono una che si indigna facilmente.

4) Nostalgiaportamivia.

Ci sono un sacco di rimandi al primo film.
(SPOLER ALERT)


Quando i due bambini arrivano alla vecchia costruzione del Jurassic Park e trovano il cartellone caduto, i fossili scomposti, gli occhiali a infrarossi e la Jeep li guardano chiedendosi che cosa siano, mentre noi vorremo dire: Noi lo sappiamo che cosa sono, noi c'eravamo, noi abbiamo visto, mentre voi due poppanti eravate in fasce noi tenevamo il fiato sospeso per altri due bambini che sopravvissuti ai raptor. Voi siete i loro eredi,  fatevi valere.


5) La trama
Beh come già detto la trama è piuttosto banale, ma comunque in linea rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare.
L'unica cosa che non ho trovato molto credibile è il modo in cui il nuovo dinosauro ogm, l'Indominus Rex, scappa dal recinto, ma cavolo uno prende ed entra così in un recinto di un dinosauro ogm supercattivo? Non puoi aspettare un attimo ed essere sicuro che sia davvero scappato? 
Che poi direte voi e checcacchio, è il presupposto su cui si fonda il film se non è credibile questo allora figurati il resto. Ma vi giuro che questa cosa poi passa in secondo piano.

E anche la storia dei dinosauri come arma militare sembra davvero un po' assurda. Cioè va bene tutto però liberare dei dinosauri in una parte del mondo equivale a dire: UMANITA' MERITI L'ESTINZIONE.


Però a parte queste due cose per il resto mi sembra fatta bene, non ci sono stati momenti di noia, la tensione si mantiene alta e c'è anche qualche momento ironico che fa sorridere.


8) I dinosauri. I veri protagonisti
C'è poco da dire; nel momento in cui mi siedo sulla mia poltroncina e mi vedo un dinosauro davanti ritorno a quando avevo sei anni e i dinosauri erano il mio fattore WOW.
Diciamo le cose come stanno, quando ti vedi un mosasauro (leggi: balena preistorica) che si mangia uno squalo, una geosfera che girovaga tra gli erbivori e dei dinosauri baby che si fanno cavalcare dai bimbi come fai a non lanciare gridolini di eccitazione?

E poi c'è Lui, il dinosauro OGM, l'Indominus Rex.
Praticamente, hanno fatto un cocktail di geni di dinosauro, raganella, camaleonte, serpente e chi più che ha più ne metta e hanno creato questo mostro gigante che cambia colore, è intelligente, uccide per divertirsi e si è pure mangiato il fratello; il classico animale domestico da regalare a tuo figlio.

E poi si scopre a metà film che ci hanno pure ficcato dentro dei geni di raptor.
Ma bravi, dico io! Non avete ancora capito che il raptor è il dinosauro peggiore che c'è? 




Però anche quest'idea è bella. 

E' la stessa idea del primo film in chiave più attuale.
E' sempre la stessa domanda, possiamo giocare a fare Dio? Ormai il parco è aperto, ci siamo riappropriati di qualcosa che era estinto da milioni di anni e ora è nostro.

Ma possiamo osare di più?
Ma possiamo creare, modificare e giocare con i geni?

Trama nuova? NO.
Banale? Abbastanza.
Ce ne frega qualcosa quando vediamo dei dinosauri? Assolutamente NO.

Ci sono state anche molte critiche sull'accuratezza scientifica dei dinosauri.
Ad esempio, negli ultimi anni hanno scoperto che il velociraptor, che ha sempre abitato i nostri incubi da bambini, in realtà è grande quanto un tacchino ed è coperto di piume.
Però insomma, vi immaginate arrivare al cinema e vedere che il maschio alfa Chris Pratt sta addestrando dei polli coi denti aguzzi? Cioè dai non era credibile.
Il temibile Velociraptor. Com'era davvero.
(immagine presa da qui)

Comunque leggete qui, ci sono spiegate tutte le imperfezioni scientifiche sui dinosauri.


7) Il finale

Spoiler spoiler spoiler


Questo in ordine quello che succede nel finale.

La Rossarigida libera un T-Rex, si fa rincorrere (in tacchi) da questo per portarlo dall'Indominus-Rex che nel frattempo sta per mangiarsi il maschio alfa e i due nipotini, il T-Rex e il dinosauro OGM iniziano a combattere, non si capisce chi possa vincere, però il T-Rex viene atterrato e proprio mentre l'Indominus sta per sferrare il colpo letale salta fuori il Velociraptor preferito del maschio alfa che a sorpresa si allea con il T-rex.
Sospiro di sollievo.
Quelli stessi animali che alla fine del primo film combattevano tra loro permettendo a tutti di scappare diventano alleati e sembrano dire, noi, frutto dell'evoluzione di milioni di anni dobbiamo sistemare i casini che voi sciocchi umani avete fatto. Siete ancora sicuri di essere più intelligenti di noi?
Altro sospiro.
I tre si combattono, ma nessuno riesce a prevalere sull'altro finché l'Indominus si avvicina troppo alla vasca dove c'è il Mosasauro (la balena preistorica gigante) che fa un salto fuori dalla vasca lo prende e lo porta negli abissi con lei.

E nella scena finale, quando tutti sono in salvo, si vede il T-Rex il vero protagonista, tornato ad essere il legittimo proprietario dell'isola, che in cima alla collina ammira il suo regno e con un ultimo terrificante verso, ci caccia dalla sua terra.


Come si può non amare alla follia un film del genere?


Che poi alla fine,
Io sono una critica cinematografica? NO
Il film è splatter quel che basta? Sì
I dinosauri sono belli e impossibili? Sì
Ci sono delle morti divertenti? Sì
Ci sono anche degli pteronodonti che sembrano falchi impazziti e rapiscono le persone? Sì

OMMIODDIO,  MA ALLORA è UN  CAPOLAVORO!!

(immagini prese da qui)



mercoledì 24 giugno 2015

Ciao mamma tra poco è il mio compleanno, mi compri tutto quello che c'è su Asos?


Amici è FINALMENTE estate, starete per andare in vacanza, avrete sicuramente tanti bei pretesti per spendere e quindi suvvia facciamoci un regalo!

Asos outlet è la soluzione a tutti i nostri problemi. 

Vi ricordate quando non esisteva lo streaming? quando si andava ancora ad affittare i dvd e poi ti ritrovavi una multa da 400 euro due mesi dopo perché il dvd si era magicamente piazzato in un ripiano della libreria e non era mai stato restituito?  


Quando bisognava aspettare i 72 lunghissimi minuti di megavideo?
Adesso su internet è tutto alla nostra portata, possiamo avere miliardi di film subito, sappiamo in un nanosecondo quello che è successo dall'altra parte del mondo e google seleziona le notizie per noi. 
Insomma, il risultato di questo è che non siamo più in grado di scegliere.


Quindi io dico, COMPRIAMO TUTTO!



State pianificando un viaggio in Messico e avete solo borse nere e tristi, vestitevi con fiori e Pon Pon!! Anche Frida Kahlo avrebbe comprato questa borsa.
Probabilmente lei se la sarebbe messa come copricapo, ma sì sa che una con dei baffi così meravigliosi può permettersi ogni cosa.





Mamma, mamma, mi compri questo zaino per andare a fare il Safari in Tanzania?
Giuro che è l'unico modo per non farmi sbranare dai Leoni.



Perché come il buon vecchio Sting ci ricorda
"Every breath you take 
Every move you make 
Every bond you break 
Every step you take 
I'LL BE WATCHING YOU"



 Bababaaababananaaa bababaaababananaaaaaaa potatonaaahahah
più spiegazioni qui!
Voglio una pochette di pelle di tiligre, problemi?
Vi giuro che la tiligre esiste, non mi credete? guardate qui miei cari
Questa pochette è la perfetta sintesi della felicità che si prova da bambini mangiando un cono fragola e limone e il grande senso di colpa che ci attanaglia una volta cresciute quando mangiamo il gelato pensando che si accumulerà solo sui nostri fianchi.
La VOGLIO IMMEDIATAMENTE NEL MIO ARMADIO.

Tutto questo è stato selezionato da asos.

Vi lascio con una canzone, perché cosa fa più estate delle canzoni del cornetto algida nelle pubblicità della tv, o no? 


domenica 21 giugno 2015

Henri Rousseau va allo zoo di Parigi e fa dei capolavori


Consigli domenicali:  palazzo Ducale, Venezia, mostra  di Henri Rousseau intitolata IL CANDORE ARCAICO.
La chiusura della mostra è stata prorogata al 6 settembre, così ho deciso di scrivere qualche impressione per chi fosse interessato.


Iniziamo con qualche notizia sull'artista.

Brevemente; nasce nel 1844, lascia gli studi, passa un mese in prigione, si arruola nell’esercito, muore il padre, va a Parigi, si sposa con una giovane donzella, rifà il soldato, comincia a lavorare in veste di gabelliere nell’ufficio comunale del dazio di Parigi, inizia a dipingere, il suo genio non viene riconosciuto dalla critica, ma qualche anno dopo viene riconosciuto dalle avanguardie, che però non erano riconosciute dalla critica. Muore.

Nell'ambiente era conosciuto con un "nickname" molto cool ispirato al suo lavoro; Il Doganiere. Lo so, non era un doganiere, lavorava all'ufficio del dazio, ma valli a capire questi artisti. 
In ogni caso, vi consiglio di andare a leggere qualcosa della vita su wikipedia, o sull'enciclopedia di vostro Nonno.

Tornando alla mostra; è la prima grande retrospettiva sull’artista mai stata fatta in Italia,e affrontando i vari momenti pittorici di Rousseau ha lo scopo di valutare l’influenza che egli ha avuto tra i pittori successivi.

Dal  momento in cui varchi la soglia della prima stanza, sei sbattuto dentro l’universo immaginifico del Doganiere, popolato a volte da incubi apocalittici a volte da immagini più dolci di paesaggi in cui le colline sfumano verso il cielo. 
E  vedi cavalli che corrono, scimmie che danzano, tigri e giaguari che si abbracciano, leoni enormi e uomini che si fanno piccoli di fronte a una natura onirica e lussureggiante.


E poi procedi e ti vedi una Eva dal corpo nero e occhi magnetici; bellissima, e sembra la cacciata dal paradiso terrestre al contrario. Perché questa Eva non si lascia ingannare dal serpente, ma al contrario, lo ammalia con il suono del flauto, e serpenti stanno lì, immobili a guardare quella donna che si è appena riappropriata dell'Eden. E tu ti senti il serpente e ti chiedi dove Rousseau, sia riuscito a scovare queste immagini.
Ti sembra quasi di vederlo, Lui, vestito da esploratore, con un coltello serrato tra i denti, che fende foglie di piante giganti e che osserva animali dai nomi mai pronunciati. 

E poi  ti ricordi che lui no, non è mai andato in posti esotici, non ha mai viaggiato coi pirati. 
E scopri che i viaggi li faceva solo con la mente e passava le giornate guardando la vegetazione delle serre del Jardin des Plantes nel centro di Parigi. Ma si immaginava di essere altrove e noi lo immaginiamo con lui. E basta solo questo per fartelo amare ancora di più.

E mentre sei lì, che quasi quasi ti senti nella giungla pure tu, la vocina dell’audio guida ti fa notare che“ehi, vacci piano, ho capito che adesso questi quadri ti sembrano belli, ma a suo tempo furono molto criticati. Perché guarda che era un autodidatta, non ha mai studiato in un accademia. E diciamocela tutta, un po’ si vede. Non vedi che quel leone è grande quanto un albero? e non vedi che non c’è traccia di profondità spaziale. Sembra tutto appiccicato lì, un po’ a caso. Senza un colore sfumato, senza un accenno di movimento..”
Ma a quel punto off, spengo quell’arnese e penso che vorrei vivere all’interno di uno dei suoi quadri, magari quelli senza le tigri, che non vorrei finire sbranata. 

In realtà sbaglio, se avessi lasciato parlare ancora un po’ la vocina stridula dell’audio guida avrei scoperto che poi Rousseau ha avuto la fama che meritava e che la pittura del Doganiere a tratti stilizzata, arcaica e naif ha ispirato molti artisti. E il resto della mostra è un continuo di rimandi e assonanze, per un quadro di Rousseau ce ne sono dieci che sembrano a lui ispirati. E troviamo Carlo Carrà, Max Ernst, Cezanne e pure Frida Kahlo.


E solo nell'ultima stanza si ricomincia a prendere contatto con la realtà, ma sulla retina si hanno ancora impressi i suoi quadri.



Insomma nel caso non si fosse capito consiglio vivamente la visita alla mostra. E anche se facevo ironia l'audio guida è molto utile perché da informazioni aggiuntive rispetto alle spiegazioni un po' sbrigative scritte sui muri e sopratutto aiuta a vedere i collegamenti sui quali si basa la mostra.



Qui il sito del palazzo Ducale dove potete trovare varie info sulla mostra.



A presto





sabato 20 giugno 2015

Di cactus e altre cose coi baffi


E poi succede che un giorno qualunque esci di casa per andare a prendere un regalo a una tua amica.
E decidi di dirigerti al vivaio più vicino perché ti piacciono i cactus e quindi hai deciso che gliene regalerai uno.


A chi non piacciono i cactus? 

Stanno lì, immobili e spinosi, te li puoi dimenticare per secoli; quando è inverno vanno in letargo come gli orsi e quando ti ritornano in mente te li ritrovi ancora là, tendenzialmente vivi (il che è un gran vantaggio se non hai il pollice verde, ma tendi a far morire qualsiasi altra pianta che provi a coltivare).


Sono sempre stata appassionata di cactus e ogni volta che sono indecisa su un regalo da fare, vado sul sicuro e compro una pianta grassa.

Sia detto per inciso, non sono una vera maniaca, cioè non so distinguerne le specie, so vagamente che probabilmente cactus è un termine inappropriato e bisognerebbe chiamarli succulente. 


Però mi piace tenerli nella mia camera e sentirmi un po' nel far-west quando nel caldo afoso dell'estate vedo che mentre io rischio di morire disidratata loro prosperano felici.



Uno dei regali che mi è piaciuto di più fare è stato un bel cactus tondo con spine fitte e robuste che, chi che me l'ha venduto, ha detto chiamarsi "cuscino di suocera". Inutile dire che il nome ha riscosso molto più successo del regalo in sé.



In ogni caso, esco di casa, vado al negozio speranzosa in un nuovo cactus con un altro nome pittoresco e vedo una cosa meravigliosa.






Sì, avete capito bene, è un miniananas, un ananasbaby
C O N    I    B A F F I ! ! !

"Dopo gli uomini coi baffi e le donne con i baffi, ecco a voi, ladies and gentlemen, anche gli ananas coi baffi !"




giovedì 18 giugno 2015

In Difesa dell'Amore

Ho deciso che finalmente farò il mio primo post serio.

In particolare quello di cui voglio scrivere riguarda - udite udite - le relazioni amorose. 
Dovete sapere che, mio malgrado, sono sempre stata eletta come grande confidente sentimentale da amici e amiche. 
Non che non mi faccia piacere, per carità, ma a volte sapere che l’ultimo fidanzato della mia amica, Tiziobarbuto, l’ha tradita con Tipanerdcongliocchialispessi non equivale alla conversazione ideale che avrei voluto avere nella mia pausa studio. Soprattutto quando vorrei dirle che dovrebbe solo ringraziare Tipanerdcongliocchiali perché insomma, ma avevi dei cetrioli sugli occhi e una scimmia che ballava l’hula hoop nel cervello quando hai scelto Tiziobarbuto? 

Ma il punto è; dopo anni di esperienze personali e altrui, anni di conversazioni interminabili tra banchi di scuola, pianti in squallidi bar, viaggi in treno, presenze e assenze ho pian piano delineato la mia personale visione dell’amore. Come immagino d’altronde sia successo un po’ a tutti. 

Quindi vi parlerò di alcune mie considerazioni, prendendo spunto da un articolo che mi ha fatto molto riflettere. 
Scritto da Silvia Avallone, tra post su facebook e quant’altro ha rimbalzato per qualche tempo in rete.
(Comunque per chi non lo avesse letto, lo trovate qui)

Dunque, l’articolo. 
Sostanzialmente l’autrice fa un’apologia dell’amore maturo.
Per intenderci quello fatto della quotidianità che si vive tra un mutuo per la macchina, una vacanza con la suocera e delle noiosissime cene con i colleghi di lavoro del fidanzato, che magari parlano pure tutta la sera di calcio.
E nel fare questo, distrugge l’amore adolescenziale definito un’illusione, una menzogna.
Trovo bella l’ultima parte sulla descrizione dell’amore maturo e in parte mi ci rivedo molto, ma non sono d’accordo con la prima.

Trovo molto irritante il modo in cui alcune persone si affannano a determinare sempre cosa è meglio decostruendo un passato vissuto. L’amore adolescenziale è meraviglioso, è vorace di emozioni e di passioni non si cura degli altri ed è fondato su uno guardo sprezzante verso chi non ha la fortuna di viverlo.
Sono stata molto innamorata quando ero una sedicenne ed è stato indimenticabile e intenso e spensierato. E' la fortuna di essere ragazzi e pensare di avere la verità tra le mani.

L’amore è uno, ma cambia il modo in cui è vissuto nelle diverse stagioni della vita, ma è sempre intriso di bellezza.

Sono innamorata anche ora, che sono più matura. Di quel tipo di amore descritto nella parte finale dell’articolo. 
Fatto di pianificazione, di piccole tenerezze, di una felicità meno apparente, ma più calda e pervasiva. 

La verità è che, secondo me, più che complimentarsi con sé stessi per aver capito cos’è l’amore bisognerebbe chiedersi come riuscire a non farsi mangiare dalla vita, da quei mutui sulla macchina, da quelle vacanze con la suocera. 
Come fare a non arrivare a sessant’anni scoprendo che non si ha più niente da dire, nulla da condividere e che le parole non dette hanno soffocato l’amore.

Quindi se qualcuno mi chiedesse, di cosa è fatto l’amore, risponderei; di piatti non lavati, di serate in tuta e capelli sporchi, di un letto più grande in cui abbracci un tempo serrati si fanno più laschi.

Però c’è una cosa che lo accomuna a quello adolescenziale. C’è una cosa che definisce l’amore di qualsiasi età. Ed è la speranza.  

E cos’è la speranza se non un’emozione, la forma più pura di un’emozione? Un desiderio bruciante e vorace? Cos’è la speranza se non la forma più alta di suspence letteraria? Quella su cui si potrebbe scrivere un romanzo.

E l’amore per me è la speranza di arrivare a leggere nell’ultima pagina del mio libro che ci saremo riusciti. Che saremo seduti uno di fianco all’altro a guardare la vita passata che ci ha unito. E mentre gli accarezzerò dolcemente la guancia scura con una mano grinzosa  penserò ‘che meraviglia è stato passare gli anni della mia vita con te’.



Concludo con una citazione dal film YOUTH di Sorrentino, in cui un vecchio Harvey Keitel ribatte a un'affermazione di Michael Caine.


“HO PERSO I MIGLIORI ANNI DELLA MIA VITA TU HAI DETTO CHE LE EMOZIONI SONO SOPRAVVALUTATE, MA è UNA VERA STRONZATA. 
LE EMOZIONI SONO L'UNICA COSA CHE ABBIAMO"



E vi lascio anche con una canzone di Dalla, Henna a cui sono particolarmente legata. Qui trovate la mia versione preferita, live nell'ultimo tour insieme a De Gregori.

Saluti e a presto